Gianni Alemanno si trova dal 31 dicembre 2024 recluso nel carcere di Rebibbia a seguito di una condanna definitiva per il reato di traffico di influenze illecite previsto dall’art.346 bis del codice penale, quel reato indefinito ed evanescente che colpisce “le raccomandazioni di un politico” e che viene utilizzato in genere per colpire i sindaci scomodi.
Attende comunque la pronuncia della CEDU, innanzi alla quale è pendente un procedimento, già dichiarato ammissibile dalla stessa Corte europea, cui spetta l’ultima parola sulla innocenza o meno di Alemanno.
E’ appena il caso di sottolineare che il principale accusatore di Gianni Alemanno, il dott. Giuseppe Pignatone, procuratore capo presso il Tribunale di Roma, il quale avviò e gestì l’inchiesta “Mafia Capitale” ed il successivo filone “Mondo di mezzo” che coinvolse politici vicini all’ex sindaco Alemanno e lo stesso Gianni Alemanno, è stato indagato dalla Procura di Caltanissetta nel 2024 per favoreggiamento a Cosa Nostra, nell’ambito di indagini su presunti insabbiamenti legati all’inchiesta su mafia e appalti del 1992, con sospetti su presunti contatti con ambienti mafiosi, dopo essere stato un magistrato chiave nell’antimafia a Palermo e Roma.
Gianni Alemanno, noto per il suo approccio ambientalista e la difesa delle produzioni di qualità italiane, è stato un fermo oppositore degli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) che sono organismi il cui materiale genetico è stato alterato tramite tecniche di ingegneria genetica.
Quando Alemanno divenne ministro delle politiche agricole e forestali, ritenendo che fosse suo precipuo dovere tutelare gli interessi dell’Italia, si oppose fermamente all’uso in agricoltura degli OGM, assumendo una posizione più restrittiva rispetto alle normative europee, tanto da suscitare anche divisioni all’interno del governo e dei contrasti con altri ministri, soprattutto quello degli Esteri.
La sua linea politica, che incontrò sempre fortissime resistenze politiche e istituzionali, era legata esclusivamente alla tutela dell’ambiente e mirava a proteggere la biodiversità agricola italiana e la sovranità alimentare.
Questo contrasto, forte e costante durante tutta la durata del suo mandato, rifletteva un dibattito più ampio in Italia e in Europa tra chi sosteneva l’innovazione agricola e chi temeva i rischi ambientali e sanitari degli OGM.
La politica del ministro Alemanno si fondava sulla prudenza scientifica e sulla difesa dei diritti dei coltivatori, rifiutando l’adozione di tecnologie percepite come rischiose per l’ambiente e per la salute umana, nonostante i sostenitori degli OGM ne evidenziassero benefici produttivi e nutrizionali.
La battaglia condotta avanti in solitudine dal ministro Alemanno si inserisce in un contesto più ampio di movimenti e normative europee che, pur consentendo l’importazione di OGM (principalmente per mangimi), avevano sempre osteggiato la loro coltivazione sul territorio nazionale, scelta che Alemanno ha rafforzato.
Tant’è che ancora oggi, nel 2026, ma certamente ancora per poco, la coltivazione di OGM è vietata sul territorio nazionale, sebbene sia consentita l’importazione di prodotti transgenici per uso alimentare e zootecnico secondo le norme UE.
I guai dell’ex ministro Alemanno ebbero inizio nel 2003 quando decise di emanare il decreto legislativo n.224, per porre un freno importante all’introduzione degli OGM in Italia, basandosi su una visione di tutela della sovranità alimentare e del valore del “Made in Italy” agricolo, con cui vietava la coltivazione con l’impiego degli OGM giustificato dal principio di precauzione, per proteggere la filiera agroalimentare nazionale da un potenziale impatto negativo su salute e biodiversità.
Infatti l’iniziativa di Alemanno non piacque agli americani che avevano investito miliardi di dollari per la diffusione, anche nel nostro territorio, delle sementi biotech e per il loro impiego nelle coltivazioni agricole italiane.
Da tempo Washington esercitava una continua pressione, persino sul Vaticano cui, per ottenerne l’appoggio, si invocava la necessità della diffusione dei campi OGM nel mondo per combattere la fame.
Ma – come veniva sottolineato negli ambienti industriali ed economici degli States – in Italia il problema era Alemanno.
L’ex ministro veniva considerato negli ambienti statunitensi che contano come un nemico e di lui nel 2022 veniva scritto, per denigrarne l’opera: “Non sa niente di agricoltura e di scienza, ma non dobbiamo sottostimare lui e la sua determinazione a fare carriera: è uno che conosce la politica dalla base fino ai vertici”.
La nuova tipologia di coltivazione statunitense costituiva però, come detto, uno dei cardini della strategia economica americana che il decreto di Alemanno avrebbe potuto danneggiare, per cui quel decreto venne immediatamente bloccato, a seguito dell’intervento su Gianni Letta e su Silvio Berlusconi dell’ambasciatore americano di Roma Michael Sembler per ordine del presidente USA Bush.
Il tempo trascorse poi senza particolari segnali di ostilità contro chi aveva osato contrastare la volontà ed il potere americano e, dopo aver cessato il 17 maggio 2006 la sua funzione di ministro delle politiche agricole e forestali, nel 2008 Alemanno venne eletto sindaco di Roma, funzione che ricoprì fino al 2013.
L’anno successivo, quando non ricopriva più alcuna carica politica Gianni Alemanno venne coinvolto in un’indagine “Mafia Capitale” guidata dal Procuratore capo della Repubblica di Roma e successivamente nel filone “Mondo di Mezzo” sfociate in due processi definiti con la sua assoluzione, ad eccezione di quella riguardante quel reato che, come sopra accennato, colpisce le “raccomandazioni” provenienti dai politici e valido per tutte le stagioni di un personaggio politico, che è intitolato: “traffico di influenze illecite”.
A distanza di 23 la lotta agli OGM dell’ex ministro Gianni Alemanno, il quale ambiva a preservare la ricchezza genetica delle colture italiane e a garantire un’immagine di “cibo pulito”, evitando il rischio di contaminazione genetica e la perdita di varietà tradizionali, ha dato comunque significativi risultati.
La sua fermezza e la sua determinazione in materia di OGM ha lasciato una profonda traccia, perché oggi continua ancora il dibattito sull’uso degli OGM in agricoltura, ma la linea di demarcazione tracciata negli anni dal 2001 al 2006, con Alemanno in prima linea, rimane un capitolo fondamentale per comprendere l’approccio italiano alla biotecnologia.
Gianni Alemanno sapeva che gli americani non avrebbero perdonato la sua disobbedienza ed il mancato allineamento ai “desiderata” di chi è ancora convinto di comandare in casa di altri, ma ne ha assunto le responsabilità fino in fondo con la coerenza verso i principi ed i valori in cui crede ed ancora oggi ne sta pagando le conseguenze, reo di aver difeso sempre e soltanto gli interessi nazionali.
https://www.open.online/2025/09/22/giuseppe-pignatone-accusa-caltanissetta-case-mafiosi
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